Particolare, 1972

L’ingrandimento del particolare è l’esatto contrario della cancellazione (che cela ciò ch’è sotto). Esso amplia all’infinto quanto era già riconoscibile, facendogli perdere la propria iniziale identità. Allora il “particolare ingrandito” diventa altro da sé, e della sua entità e diversità si fa garante la didascalia. Ma tra segno iconico e parole non c’è più alcuna dipendenza, poiché le parole non affermano e neppure negano l’evidenza del segno iconico. La loro totale o parziale autonomia non genera solo spiazzamenti, ma anche giochi di falsità o di contagio. Ciò che appare subito riconoscibile, dichiarato dalla didascalia, in realtà non lo è; e ciò che risulta irriconoscibile, dichiarato dalla presenza di un determinato segno iconico, suscita più credibilità. Sono i paradossi della falsità e del contagio. Ma chi può garantire che il meccanismo di lettura sia proprio questo?

Italo Mussa, testo critico in “Emilio Isgrò”, catalogo della mostra personale, Galleria Lastaria, Roma, 1977.

Scheda tecnica
Particolare, 1972
114x85 cm
tecnica mista su tela montata su legno
Museo di arte Moderna e Contemproanea di Trento e Rovereto, VAF-Stiftung
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