Volkswagen, 1964

Isgrò deve alle sue esperienza di formazione, letterarie, la convinzione che la parola, nessuna parola, è neutra; però egli anziché operare sul colorito, sull’impregnazione emotiva di queste ne tenta spostamenti quantitativi. Ci sono tre opere significative in questa dizione: la Volkswagen del 1964, dove la ripetizione dell’immagine della piccola utilitaria tedesca itera l’indicazione "Dio è un esser perfettissimo” sospendendo e moltiplicando l’alone dell’informazione (un meccanismo noto alla scienza della persuasione) e controllandone tuttavia la ridondanza; la freccia del ’66 (“la freccia indica l’ombra di una freccia”) che non è una tautologia quanto una complessione semantica ottenuta per il raddoppiamento di due termini non univoci; l’azzeramento dell’immagine di Jacqueline (1965) “Jacqueline indicata dalla freccia si china sul marito morente", dove la carica della indicazione è spostata sulla freccia collocata dentro un retino tipografico deserto ma immediatamente animabile, e animato, dal lettore. Ovviamente a Isgrò non interessa lo spazio scontornato dove ognuno può rimettere in scena la tragedia di Dallas, ma la possibilità e le direzioni dello spostamento. Da qui alle cancellature lo spazio è breve.

Vittorio Fagone, testo critico in “La Q di Hegel”, catalogo della mostra personale, Galleria Blu, Milano, 1972.

Scheda tecnica
Volkswagen
1964
Tela emulsionata
53x82 cm
Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, VAF-Stiftung
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