Libro cancellato, 1964

Come Lucio Fontana con i suoi tagli e i suoi buchi ha formalizzato un concetto oltre la superficie della tela, così Isgrò con le sue cancellature ha dato un’identità nuova alle parole e ai segni che raccontano e rappresentano la pittura. Il gesto di Fontana e quello di Isgrò hanno molto in comune: i tagli e le cancellature hanno sposato radicalmente il senso della pittura, e allo stesso tempo, hanno affermato l’urgenza del continuare a praticarla attraverso una lingua e un codice nuovi. Perché è questo il problema affrontato dai tagli e dalle cancellature.

“Dai dieci ai ventiquattro anni”, annota Isgrò nel 1974 “ho parlato con le parole di Piero della Francesca e di Ludovico Ariosto, di Andrea Mantegna e di Giacomo Leopardi, di Paolo Uccello e di Gabriello Chiabrera. Ma non volevo dire ciò che essi dicevano: volevo dire cose opposte e lontane”. Cose paradossali e provocatorie allo loro prima dichiarazione, divenute nel tempo concetti eticamente e formalmente rigorosissimi.

Michele Bonuomo, Emilio Isgrò uomo di parola, in “Emilio Isgrò”, catalogo dell’opera Mediterranee. Lettere dal mare, Ed. Editalia, Roma, 2014. 

Scheda tecnica
Libro cancellato, 1964
40x60 cm
china su libro in box di legno e plexiglass
Museo del Novecento, Milano
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